scrittori&giovani 2017

Bookcrossing: lo scambio di libri a conclusione del festival novarese Scrittori&giovani

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Sabato 25 novembre, ore 14-17, Angolo delle Ore, Novara.

Libri liberi: Bookcrossing con libero scambio di libri a cura degli studenti delle scuole superiori cittadine e dei giovani volontari della Biblioteca Civica Negroni con raccolta offerte a favore dell’Archivio letterario Graziosi. Con reading e musica dal vivo del B&G Duo con Andrea Albini e Manuel Boschetti.

 

Il bookcrossing pensato per chiudere il festival è un’attività in cui giovani e cittadinanza possono prendere, scambiare e regalare libri che andranno ad altre persone e rivivranno così una nuova vita con nuovi lettori. L’iniziativa è promossa per invogliare le persone ad avvicinarsi al gusto della lettura. I libri del bookcrossing restano disponibili per tutti ogni martedì e giovedì pomeriggio e sabato mattina nella Sezione Novarese della Biblioteca al primo piano di palazzo Vochieri in corso Cavallotti 6 a Novara.

«Se un libro non vi è piaciuto, liberatelo. Se vi è piaciuto, liberatelo per farlo leggere a qualcun altro» (Daniel Pennac)

Omaggio a Enrico Emanuelli con un numero dedicato di “Microprovincia”

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Sabato 25 novembre, ore 12, Biblioteca del Centro Novarese di Studi Letterari presso Biblioteca Civica Negroni, corso Cavallotti 6, Novara.

Presentazione del numero di “Microprovincia” dedicato allo scrittore e giornalista novarese morto cinquant’anni fa, autore di Uno di New York, con il direttore Franco Esposito.

 

 

 

 

 

Uno di New York (Intelinea): A cinquant’anni dalla scomparsa di Enrico Emanuelli, giornalista e scrittore che fondò la pagina letteraria del “Corriere della Sera”, torna il suo romanzo più bello. è un amaro esame di coscienza di un pittore che ha alle spalle una carriera internazionale e torna per caso nella città natale, riconoscibile in Novara, ma non ritrova più gli ideali giovanili. Nel romanzo è ancora viva la sensibilità morale verso una cultura e una società che sempre più diventano globali tradendo i propri valori.

Federica Manzon e la ricerca della speranza

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Venerdì 24 novembre, ore 12, Liceo Linguistico e delle Scienze Umane Galileo Galilei, via Gentile 33, Gozzano.
Incontro con i giovani a partire da La nostalgia degli altri (Feltrinelli).

Federica Manzon, nata a Pordenone nel 1981, è attualmente editor della narrativa straniera presso Mondadori e collaboratrice con il quotidiano “Il Piccolo”. Laureata in Filosofia contemporanea, ha esordito nel 2008 nella raccolta Tu sei lei e con il romanzo Come si dice addio. Nel 2011 Di fama e di sventura ha vinto il premio Rapallo Carige ed è entrato nella cinquina finalista del premio Campiello.

La nostalgia degli altri (Feltrinelli): Lizzie è volubile, egoista e piena di fascino, una dittatrice nata, circondata da una fama temeraria fin dall’adolescenza. Adrian è timido, maldestro, incapace di fare una mossa audace, eppure animato da desideri pericolosi.
I due si incontrano all’Acquario: una grande industria dell’intrattenimento, un luogo dove si trasformano sentimenti e sogni in mondi digitali.
Non si frequentano, ma ogni notte si scrivono. Un guaio per due persone convinte che a raccontare bene una storia la si possa rendere reale. E quanto più i corpi si sottraggono e il contatto virtuale dilaga, tanto più cresce il loro innamoramento. Ma chi è davvero Adrian? Un amante dedito o un tiranno crudele? Una persona in carne e ossa o un fake da social network? E soprattutto, cosa sa Lizzie di lui? Perché non si spaventa quando inizia ad accorgersi che tutto ciò che Adrian ha raccontato di sé manca di coerenza?
Sullo sfondo, una Milano vivida nei suoi tic, le terrazze, gli arrampicatori, l’alcol e le droghe, le notti, e per contro una Trieste selvaggia e poetica da cui si può solo andare via. Milano è ambizione, Trieste è sentimento. Adrian e Lizzie diventano, pagina dopo pagina, personaggi da cui non vorremmo separarci mai. Immersi fino all’osso e malgrado se stessi nella storia del loro amore, nello struggimento per tutto quello che non potrà mai essere, nella nostalgia per un tempo magnifico che è da subito perduto e per sempre rimpianto.
Federica Manzon costruisce un racconto limpido e coinvolgente sull’identità e la necessità di nasconderla, sul nostro presente dove la verità sta sempre dietro uno schermo e l’autenticità appare una questione fuori moda, ma anche sulle nostre infanzie e i giochi dimenticati, sulle regole dell’attrazione. Un romanzo che sente con rarissima precisione la contemporaneità, ma che è prima di tutto una storia sulla fatica di capirsi quando ci si ama, o quando l’amore è solo una storia ben raccontata.

«Nessuno è più irrimediabilmente perduto di due bravi ragazzi che si sono rovinati a vicenda»

Helena Janeczek e la ricerca della gloria

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Venerdì 24 novembre, ore 11, Istituto Tecnico Economico Mossotti, via Curtatone 5, Novara.
Incontro con i giovani a partire da La ragazza con la Leica (Guanda).

Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera nel 1964, è scrittrice e giornalista tedesca, e collabora con “Nazione Indiana” e “Nuovi Argomenti”. Bloody Cow esce nel 2012 ed è la storia di Clare Tomkins, la prima vittima della malattia di Creutzfeldt-Jakob, comunemente nota come “mucca pazza”. Le rondini di Montecassino (2010) racconta la presenza di polacchi, pachistani e altre nazionalità a una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale.

 

 

 

La ragazza con la leica (Guanda): Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna.
Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante.
È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

«Aveva dedicato la sua splendida vita a un degno compito, a una giusta causa persa»

Jessica Alexander e la ricerca dell’educazione

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Venerdì 24 novembre, ore 12, Istituto Superiore Lagrangia, corso Italia 48, Vercelli.
Incontro con i giovani a partire da Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori
sereni (Newton Compton).

Alle ore 18, Convitto Carlo Alberto, baluardo Partigiani 6, Novara.
Incontro con il pubblico, dialogando con la giornalista Elena Ferrara.

Jessica Joelle Alexander è un’autrice e giornalista americana. Laureata in psicologia, è da sempre appassionata di studi sulle differenze culturali. Collabora con “Huffington Post”, “The Copenhagen Post” e “Local Denmark”. Sposata con un danese da oltre quindici anni, parla quattro lingue e vive in Europa con la sua famiglia. Con Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, pubblicato in oltre 20 paesi, l’autrice, dopo tredici anni di ricerca e collaborazione con Iben Sandahl, psicologa, ritiene di aver scoperto il vero segreto della felicità della Danimarca, svelato in questo essenziale manuale.

Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni (Newton Compton): Da oltre 40 anni la Danimarca domina il World Happiness Report, la classifica dei Paesi più felici stilata ogni anno dalle Nazioni Unite, tanto da diventare oggetto di studi sociologici. Dopo tredici anni di ricerca e collaborazione, Iben Sandahl, psicologa, e Jessica Joelle Alexander, giornalista americana sposata con un danese, ritengono di aver scoperto il vero segreto della felicità del piccolo Paese del nord e lo svelano in questo manuale rivoluzionario. Sembra che alla base dell’appagamento ci sia il modo in cui genitori e figli si relazionano tra di loro, l’empatia e la capacità degli adulti di offrire strumenti e istruzioni senza porre ultimatum ai piccoli. Sandahl e Alexander sono riuscite nell’intento di scrivere una guida pratica, da poter seguire passo passo per analizzare i propri comportamenti, evitare errori e orientare i propri metodi educativi nella giusta direzione.

«Nella ricerca di un’educazione ideale la cosa più importante è star bene con se stessi»

Paolo di Paolo e la ricerca di un senso

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Venerdì 24 novembre, ore 10, Liceo Scientifico Fermi, via Montenero 15/a, Arona.

Venerdì 24 novembre, ore 12, Liceo Scientifico Galileo Galilei, via Aldo Moro 13, Borgomanero.
Incontro con i giovani a partire da Mandami tanta vita (Feltrinelli).

Venerdì 24 novembre, ore 17, Libreria Mondadori, via Cavour 4, Vercelli.
Appuntamento con il pubblico a partire da Vite che sono la tua (Laterza).

Paolo di Paolo, nato a Roma nel 1983, collabora con “La Stampa”, “il Venerdì di Repubblica” e “L’Espresso”. Laureato in Lettere, ha esordito nel 2004 con i racconti Nuovi cieli, nuove carte ed è stato tra i finalisti del premio Campiello Giovani. Ha curato libri-intervista come Ho sognato una stazione. Gli affetti, i valori, le passioni con Dacia Maraini (2005) e in Ogni viaggio è un romanzo (2007) ha raccolto 19 conversazioni con scrittori italiani. Suo anche un adattamento della Divina Commedia per ragazzi (2015).

 

 

 

Mandami tanta vita (Feltrinelli): Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero, le sue risposte? O tutto è solo un’illusione della giovinezza? Paolo Di Paolo, evocando un protagonista del nostro Novecento, scrive un romanzo appassionato e commosso sull’incanto, la fatica, il rischio di essere giovani.

Vite che sono la tua (Laterza): «Tom era come me. Io ero Tom. E per la prima volta mi sembrava di esistere anche fuori di me, da qualche altra parte. Mi pareva che Twain sapesse qualcosa degli interminabili pomeriggi di vacanza, delle battaglie per gioco fra cugini, di certi assalti, di certi azzardi. Il bello era questo: ritrovare in una storia altrui la mia».
A volte, da un romanzo, riporti anche solo una frase. Un’intuizione. Una cosa che ignoravi. A volte, anche solo una visione o un gesto. Altre volte, una storia che somiglia alla tua. Da Tom Sawyer al giovane Holden, da Jane Eyre a Raskòl’nikov e ai personaggi di Roth, la magia dei grandi libri, guide strane, insolite, spiazzanti. Leggendo possiamo vivere il non ancora vissuto e il mai vivibile, dichiararci a qualcuno con un coraggio mai avuto, percepire un dolore che somiglia al nostro o solo sapere che esiste. Perché la letteratura ci racconta. La sorpresa del crescere, le sfide, la scoperta del desiderio, l’amore, le ambizioni, le illusioni – magari perdute; la voglia di andare lontano o di tornare a casa; la paura di invecchiare e tutte le paure, ma anche tutte le speranze.

«Esiste qualcosa che davvero possa lasciare traccia, in questa eterna confusione del mondo?»

Paolo Taggi e la ricerca della realtà

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Ore 10, Istituto Professionale Statale Ravizza, via Odescalchi 11, Novara.
Ore 12, Istituto Professionale Statale Ravizza, corso Risorgimento 405, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Di niente, del mare (Interlinea).

Paolo Taggi, nato a Novara nel 1956, è un importante autore televisivo e radiofonico, giornalista ed esperto di comunicazione. Ha ideato e scritto numerosi programmi televisivi italiani come Falso Mixer con Parenzo e Minoli; Domenica in: il castello con Alberto Castagna; Mina contro Battisti e Per un pugno di libri con Andrea Salerno. Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano e Brescia e all’Università dell’Aquila; ha collaborato con numerosi master sul linguaggio televisivo. In passato è stato capo degli autori del canale interattivo Rai Futura e direttore creativo di Endemol Italia. Ha pubblicato saggistica e narrativa.

 

Di niente, del mare (Interlinea): Un pescatore che si veste da marinaio e parla con i gabbiani. Un mancato cantante che ha trovato sulla riva un diario e si fa compagnia con la vita di un altro. Due coniugi che, dopo averlo tanto sognato con i loro figli, partono da soli con una piccola barca, ma forse non ritornano più. Per decifrare la realtà occorre immaginazione: ecco la chiave per seguire tre storie che all’inizio scorrono parallele per poi incontrarsi in un finale sorprendente. Paolo Taggi ripropone tre incontri indimenticabili avvenuti nella trasmissione Radiodue 3131, con un capitolo inedito. Un piccolo libro di culto che ha ispirato spettacoli teatrali, mostre di pittura e presto diventerà un film perché, scrive l’autore, «il mare non porta regali ma scava in questo passato che sta sotto di me».

Mostra su Sebastiano Vassalli: la nascita di uno scrittore

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Giovedì 23 novembre, ore 18, Biblioteca Civica Negroni, corso Cavallotti 4, Novara.
Mostra La nascita di uno scrittore: Vassalli prima della Chimera con l’annuncio del progetto
“Archivio Sebastiano Vassalli”. Intervengono Roberto Cicala, Linda Poncetta e Giovanni Tesio.

Del grande autore novarese scomparso nel 2015, una delle personalità più importanti nella storia della città, è ripercorso per la prima volta l’itinerario biografico, professionale e artistico prima del capolavoro che lo lancia nel mondo delle lettere, La chimera del 1990. Sono esposti libri, lettere, documenti, fotografie e oggetti.

 

«Quando le eterne domande e le eterne risposte non portavano da nessuna parte e la ricerca del nuovo era una stupidaggine»

Omaggio ai classici: da Boiardo ad Ariosto

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Martedì 21 novembre, ore 12, per studenti, ore 15, per docenti e pubblico adulto. Liceo delle Scienze Umane Bellini, baluardo La Marmora 10, Novara.
Classici nostri contemporanei: omaggio ai libri cavallereschi tra Ariosto e Boiardo, interviene Andrea Canova, dell’Università Cattolica.

Andrea Canova, filologo, uno dei maggiori esperti di letteratura rinascimentale, aiuta a capire e  approfondire i segreti di come i grandi autori scrivevano i poemi cavallereschi che hanno ispirato arte, musica e cinema, da Boiardo ad Ariosto.

La partecipazione è destinata solo a un pubblico preventivamente iscritto. Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

 

 

Matteo Maria Boiardo fu un nobile feudale appartenente agli estensi. Nacque nel 1441 a Ferrara e morì nella stessa città nel 1494. Boiardo ebbe una formazione umanistica e inizialmente lavorò alla traduzione volgare di classici latini e greci. Il Canzoniere (Amorum libri) raccoglie le sue liriche i volgare ispirate dall’amore per Antonia Caprara. L’opera, composta da 180 testi, è organizzata in tre volumi: il primo tratta le gioie dell’amore corrisposto; il secondo le sofferenze per il tradimento e infine il terzo i rimpianti e il pentimento. Dal 1476 il Boiardo cominciò a scrivere l’Orlando Innamorato. Nel 1483 furono pubblicati i primi due libri, composti da 40 canti, mentre il terzo, in 46 canti, rimase incompleto per via della sua morte. Il poema riprende la materia cavalleresca ed è destinato al diletto di una corte signorile. Il protagonista è il paladino di Carlo Magno, Orlando, caduto in preda dell’amore. Il Boiardo riunisce in questo modo i due cicli cavallereschi, quello carolingio e quello arturiano.

Ludovico Ariosto rappresenta invece la tipica figura dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento: egli infatti operò per tutta la vita all’interno di una corte, ma nello stesso tempo nei confronti di essa ebbe sentimenti di rifiuto e di polemica. Il poeta proveniva da una nobile famiglia: il padre era funzionario dei duchi d’Este, e comandava la guarnigione militare; da Reggio Emilia, si trasferì a Ferrara, dove intraprese i primi studi studiando diritto sotto l’imposizione del padre. In seguito si dedicò allo studio letterario e umanistico. Sempre in questa città incontrò l’umanista Pietro Bembo, il quale lo indirizzò verso la poesia volgare. Nel frattempo iniziò anche a frequentare la corte del duca Ercole I, dove divenne un cortigiano stipendiato, e in seguito, dopo la morte del padre, divenne capitano della rocca di Canossa. A causa dei rapporti tesi tra il nuovo duca, Alfonso I, e il papa Giulio II , Ariosto vestì la funzione di ambasciatore a Roma. Intanto a Firenze aveva stretto legami con una donna sposata, Alessandra Benucci Strozzi. Nel 1515 il marito di lei morì, ma Ariosto non poté mai convivere con lei a causa del voto di celibato; la sposò comunque in segreto anni più tardi. Nel 1516 pubblicò la prima versione dell’Orlando Furioso, dedicata al cardinale Ippolito. Nel 1517 si rifiutò di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria e passò al servizio del duca Alfonso, che, tra il 1522 e il 1525 gli affidò il governo della provincia della Garfagnana, territorio turbolento e infestato dai banditi, dove riuscì a dare prova delle sue capacità politiche.

Paola Calvetti e la ricerca della musica

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Martedì 21 novembre, ore 10, Liceo delle Scienze Umane Bellini, baluardo La Marmora 10, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Gli innocenti (Mondadori).

Paola Calvetti è nata a Milano dove tutt’ora risiede. Si è laureata al Dams di Bologna e ha da subito iniziato a collaborare al quotidiano “Repubblica” con articoli sullo spettacolo. Ha diretto, tra gli altri, l’ufficio stampa del Teatro alla Scala e l’ufficio comunicazione e marketing dell’Opera di Firenze – Maggio Musicale Fiorentino. Il suo romanzo d’esordio L’amore segreto (Baldini&Castoldi) è stato finalista al premio Bancarella. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Germania, Spagna, Albania, Giappone, Olanda e Stati Uniti.

 

 

 

Gli innocenti (Mondadori): Jacopo e Dasha sono in scena per il Doppio concerto per violino e violoncello di Brahms che, pagina dopo pagina, è l’occasione per rivivere i passi della loro storia d’amore. Dopo una lunga assenza, Jacopo torna a Firenze, all’Istituto degli Innocenti, il luogo eletto che lo ha accolto quando venne abbandonato da una madre rimasta nell’ombra, la cui identità è diventata negli anni la sua claustrofobica ossessione. «Come posso scoprire la mia storia se non so da dove vengo?» si chiede. Adottato da una famiglia troppo fragile e gravato di aspettative insostenibili, Jacopo è stato privato della spensieratezza dell’infanzia. A salvarlo è stato un piccolo violino, l’ancora alla quale assicurare i desideri e i sogni. Perché, se la felicità è un talento, Jacopo riesce ad avvicinarla solo stringendo fra le braccia lo strumento. Ma non sempre l’amore salva. Non se nell’amore pulsano, insistenti, vecchie ferite. Dasha, nata in un piccolo paese in Albania, è cresciuta circondata da un amore che Jacopo non conosce. Grazie a un padre devoto e illuminato, ha potuto frequentare il Conservatorio di Tirana, dove ha incontrato il violoncello, destinato a diventare il suo unico amico. Fuggita dal porto di Durazzo, dopo la rovinosa caduta del regime, è sbarcata a Brindisi il 7 marzo del 1991, insieme a migliaia di profughi. Anche le sue radici sono state recise, ma la musica ha compiuto il miracolo di preservare dal dolore il suo animo delicato e forte. Eppure nemmeno Dasha, che ora suona di nuovo accanto a lui, è riuscita a distogliere Jacopo dalla ricerca di un passato che ha il potere di avvelenare il presente, rendendo orfani i due amanti di un futuro possibile. Dove ad aspettarli, forse, c’è un bambino. Nel corso dell’esecuzione del Doppio di Brahms accadrà qualcosa di totalmente imprevisto. La musica si fa eco dell’amore e di una sconvolgente rivelazione, cui non può seguire altro se non un silenzio colmo di incanto, lo stesso che resta nel cuore del lettore.

«Forse non si arriva a capire la natura della musica finché non si conosce la natura dell’amore, se mai ne esiste una»