Mostra su Sebastiano Vassalli: la nascita di uno scrittore

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Giovedì 23 novembre, ore 18, Biblioteca Civica Negroni, corso Cavallotti 4, Novara.
Mostra La nascita di uno scrittore: Vassalli prima della Chimera con l’annuncio del progetto
“Archivio Sebastiano Vassalli”. Intervengono Roberto Cicala, Linda Poncetta e Giovanni Tesio.

Del grande autore novarese scomparso nel 2015, una delle personalità più importanti nella storia della città, è ripercorso per la prima volta l’itinerario biografico, professionale e artistico prima del capolavoro che lo lancia nel mondo delle lettere, La chimera del 1990. Sono esposti libri, lettere, documenti, fotografie e oggetti.

 

«Quando le eterne domande e le eterne risposte non portavano da nessuna parte e la ricerca del nuovo era una stupidaggine»

Omaggio ai classici: da Boiardo ad Ariosto

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Martedì 21 novembre, ore 12, per studenti, ore 15, per docenti e pubblico adulto. Liceo delle Scienze Umane Bellini, baluardo La Marmora 10, Novara.
Classici nostri contemporanei: omaggio ai libri cavallereschi tra Ariosto e Boiardo, interviene Andrea Canova, dell’Università Cattolica.

Andrea Canova, filologo, uno dei maggiori esperti di letteratura rinascimentale, aiuta a capire e  approfondire i segreti di come i grandi autori scrivevano i poemi cavallereschi che hanno ispirato arte, musica e cinema, da Boiardo ad Ariosto.

La partecipazione è destinata solo a un pubblico preventivamente iscritto. Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

 

 

Matteo Maria Boiardo fu un nobile feudale appartenente agli estensi. Nacque nel 1441 a Ferrara e morì nella stessa città nel 1494. Boiardo ebbe una formazione umanistica e inizialmente lavorò alla traduzione volgare di classici latini e greci. Il Canzoniere (Amorum libri) raccoglie le sue liriche i volgare ispirate dall’amore per Antonia Caprara. L’opera, composta da 180 testi, è organizzata in tre volumi: il primo tratta le gioie dell’amore corrisposto; il secondo le sofferenze per il tradimento e infine il terzo i rimpianti e il pentimento. Dal 1476 il Boiardo cominciò a scrivere l’Orlando Innamorato. Nel 1483 furono pubblicati i primi due libri, composti da 40 canti, mentre il terzo, in 46 canti, rimase incompleto per via della sua morte. Il poema riprende la materia cavalleresca ed è destinato al diletto di una corte signorile. Il protagonista è il paladino di Carlo Magno, Orlando, caduto in preda dell’amore. Il Boiardo riunisce in questo modo i due cicli cavallereschi, quello carolingio e quello arturiano.

Ludovico Ariosto rappresenta invece la tipica figura dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento: egli infatti operò per tutta la vita all’interno di una corte, ma nello stesso tempo nei confronti di essa ebbe sentimenti di rifiuto e di polemica. Il poeta proveniva da una nobile famiglia: il padre era funzionario dei duchi d’Este, e comandava la guarnigione militare; da Reggio Emilia, si trasferì a Ferrara, dove intraprese i primi studi studiando diritto sotto l’imposizione del padre. In seguito si dedicò allo studio letterario e umanistico. Sempre in questa città incontrò l’umanista Pietro Bembo, il quale lo indirizzò verso la poesia volgare. Nel frattempo iniziò anche a frequentare la corte del duca Ercole I, dove divenne un cortigiano stipendiato, e in seguito, dopo la morte del padre, divenne capitano della rocca di Canossa. A causa dei rapporti tesi tra il nuovo duca, Alfonso I, e il papa Giulio II , Ariosto vestì la funzione di ambasciatore a Roma. Intanto a Firenze aveva stretto legami con una donna sposata, Alessandra Benucci Strozzi. Nel 1515 il marito di lei morì, ma Ariosto non poté mai convivere con lei a causa del voto di celibato; la sposò comunque in segreto anni più tardi. Nel 1516 pubblicò la prima versione dell’Orlando Furioso, dedicata al cardinale Ippolito. Nel 1517 si rifiutò di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria e passò al servizio del duca Alfonso, che, tra il 1522 e il 1525 gli affidò il governo della provincia della Garfagnana, territorio turbolento e infestato dai banditi, dove riuscì a dare prova delle sue capacità politiche.

Paola Calvetti e la ricerca della musica

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Martedì 21 novembre, ore 10, Liceo delle Scienze Umane Bellini, baluardo La Marmora 10, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Gli innocenti (Mondadori).

Paola Calvetti è nata a Milano dove tutt’ora risiede. Si è laureata al Dams di Bologna e ha da subito iniziato a collaborare al quotidiano “Repubblica” con articoli sullo spettacolo. Ha diretto, tra gli altri, l’ufficio stampa del Teatro alla Scala e l’ufficio comunicazione e marketing dell’Opera di Firenze – Maggio Musicale Fiorentino. Il suo romanzo d’esordio L’amore segreto (Baldini&Castoldi) è stato finalista al premio Bancarella. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Germania, Spagna, Albania, Giappone, Olanda e Stati Uniti.

 

 

 

Gli innocenti (Mondadori): Jacopo e Dasha sono in scena per il Doppio concerto per violino e violoncello di Brahms che, pagina dopo pagina, è l’occasione per rivivere i passi della loro storia d’amore. Dopo una lunga assenza, Jacopo torna a Firenze, all’Istituto degli Innocenti, il luogo eletto che lo ha accolto quando venne abbandonato da una madre rimasta nell’ombra, la cui identità è diventata negli anni la sua claustrofobica ossessione. «Come posso scoprire la mia storia se non so da dove vengo?» si chiede. Adottato da una famiglia troppo fragile e gravato di aspettative insostenibili, Jacopo è stato privato della spensieratezza dell’infanzia. A salvarlo è stato un piccolo violino, l’ancora alla quale assicurare i desideri e i sogni. Perché, se la felicità è un talento, Jacopo riesce ad avvicinarla solo stringendo fra le braccia lo strumento. Ma non sempre l’amore salva. Non se nell’amore pulsano, insistenti, vecchie ferite. Dasha, nata in un piccolo paese in Albania, è cresciuta circondata da un amore che Jacopo non conosce. Grazie a un padre devoto e illuminato, ha potuto frequentare il Conservatorio di Tirana, dove ha incontrato il violoncello, destinato a diventare il suo unico amico. Fuggita dal porto di Durazzo, dopo la rovinosa caduta del regime, è sbarcata a Brindisi il 7 marzo del 1991, insieme a migliaia di profughi. Anche le sue radici sono state recise, ma la musica ha compiuto il miracolo di preservare dal dolore il suo animo delicato e forte. Eppure nemmeno Dasha, che ora suona di nuovo accanto a lui, è riuscita a distogliere Jacopo dalla ricerca di un passato che ha il potere di avvelenare il presente, rendendo orfani i due amanti di un futuro possibile. Dove ad aspettarli, forse, c’è un bambino. Nel corso dell’esecuzione del Doppio di Brahms accadrà qualcosa di totalmente imprevisto. La musica si fa eco dell’amore e di una sconvolgente rivelazione, cui non può seguire altro se non un silenzio colmo di incanto, lo stesso che resta nel cuore del lettore.

«Forse non si arriva a capire la natura della musica finché non si conosce la natura dell’amore, se mai ne esiste una»

Marco Scardigli e la ricerca della pace

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Lunedì 20 novembre, ore 20, Circolo dei lettori, via Rosselli 20, Novara.
Cena letteraria con lo scrittore Marco Scardigli, autore di Il viaggiatore di battaglie (Utet), euro 30 compresa copia del libro autografato e dedicato dall’autore (prenotazioni allo 0321 1992282 entro venerdì 17 novembre).

Marco Scardigli, nato a Novara nel 1959, quando non si dedica ai romanzi gialli scrive di guerra, soprattutto delle battaglie della storia d’Italia. Peccato che sia un convinto pacifista. Tra i suoi libri storici: La lancia, il gladio, il cavallo, Le battaglie dei cavalieri. L’arte della guerra nell’Italia medievale, Cavalieri, mercenari e cannoni. L’arte della guerra nell’Italia del Rinascimento editi da Mondadori e, con Andrea Santangelo, Le armi del diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia 24 febbraio 1525 (Utet). Nel 2016 esce Celestina, la cui vicenda trae spunto da un fatto realmente accaduto a Novara nel 1902.

 

Il viaggiatore di battaglie (Utet): Nel momento della battaglia, le nazioni, i popoli e gli eserciti mettono in campo tutto ciò che possiedono per ottenere la vittoria: cultura, etica, tecnologia, arte, coesione sociale, inventiva, ricchezza, fede, organizzazione. In un lasso di tempo breve, a volte poche ore, tutto questo si concentra e si contrae in uno spazio esiguo, come in certe catastrofi astronomiche, quando una stella esplode e sprigiona in un singolo istante enormi quantità di energia che si lasciano dietro solo polvere e detriti, e nessun ricordo di sé.
Sono infatti innumerevoli, nella storia d’Italia, i racconti deformati, le memorie studiate a tavolino, le dimenticanze volute e anzi ricercate. E così, dalla scaramuccia all’epopea, dalla vittoria strategica alla battaglia campale, spesso la Storia non lascia alcuna traccia nei luoghi dov’è passata.
Il viaggiatore di battaglie è allora colui che ostinatamente va alla ricerca di quella polvere e di quei detriti, che si mette in ascolto, in cerca dell’eco e delle vibrazioni superstiti di quella lontana esplosione.
Fra monumenti e ossari, musei e manifestazioni, documenti e poesia, Marco Scardigli ci conduce alla scoperta dei grandi campi di battaglia italiani, insegnandoci a leggerne le tracce rimaste o la loro muta assenza. Attraversando più di venti secoli di storia d’Italia, riviviamo allora le antiche guerre combattute in Sicilia; saliamo sulla torre di San Martino e passeggiamo attraverso il Risorgimento; a Marsala e a Caprera inseguiamo Garibaldi e il suo mito; sul Carso ripercorriamo le trincee della Grande Guerra; infine rivolgiamo un pensiero alle tragedie del passato più recente.
Perché recuperare la memoria delle battaglie passate non significa tanto celebrare la guerra, quanto preservare la Storia e, con essa, il valore sofferto della pace.

«Finché non si gira la prima carta dentro al mazzo ci stanno tutte le vite del mondo»

Fabio Genovesi e la ricerca del riscatto

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Giovedì 23 novembre, ore 11, Istituto Tecnico Industriale Omar, baluardo La Marmora 12, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Il mare dove non si tocca (Mondadori) a colloquio con Erica
Bertinotti.

Giovedì 23 novembre, ore 21, Archivio di Stato, via dell’Archivio 2, Novara.
Incontro con il pubblico, a colloquio con Alessandro Barbaglia.

Fabio Genovesi, nato a Forte dei Marmi nel 1974, è scrittore, sceneggiatore e traduttore, in particolare di autori statunitensi. Nel 2015 ha vinto il premio Strega Giovani con il romanzo Chi manda le onde entrando nella cinquina dei finalisti del premio Strega. Tra le altre pubblicazioni si ricordano il romanzo Esche vive (2011) e il saggio Tutti primi sul traguardo del mio cuore (2013).

 

Il mare dove non si tocca (Mondadori): Fabio ha sei anni, due genitori, e nove nonni. Nove, perché è l’unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno – uomini solitari, impetuosi e pericolosamente eccentrici – se lo contendono per portarlo a caccia, a pesca e coinvolgerlo in mille altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà un concentrato di sorprese scioccanti: i suoi compagni hanno molti giocattoli e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi strani dai nomi assurdi – nascondino, rubabandiera, moscacieca. E infine, la scoperta più allarmante di tutte, sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant’anni senza sposarsi impazziscono. I suoi nonni-zii sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui ci sono anche un padre taciturno ma affettuoso, la mamma, la nonna e una ragazzina molto saggia che va in giro vestita da coccinella. Una famiglia caotica che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso accade e sconvolge ogni equilibrio. Giorno dopo giorno, dalle elementari fino alle medie, Fabio cercherà il sempre precario equilibrio tra un mondo privato popolato di storie, pieno di avventure e animato d’immaginazione, e il mondo là fuori, confinato in mille regole opprimenti e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, poetico e stralunato, Fabio capirà che le stranezze sono il nostro inesauribile tesoro di unicità, e giungerà a scoprire la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

«Però è troppo facile sapere qual è la cosa giusta… Il difficile è farla, la cosa giusta»

Silvia Avallone e la ricerca del riscatto

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Giovedì 23 novembre, ore 11, Liceo Classico e Linguistico Carlo Alberto, baluardo La Marmora 8/c, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Da dove la vita è perfetta (Rizzoli).

Silvia Avallone, nata a Biella nel 1984, è narratrice e poetessa. Collabora con il “Corriere della Sera”. Si è trasferita a Bologna, dove si è laureata prima del suo romanzo d’esordio Acciaio (2010) che vince il premio Campiello Opera Prima, il premio Flaiano, il premio Fregene e si classifica secondo al premio Strega 2010, tradotto in 23 lingue. Da Acciaio è tratto il film omonimo del 2012 e al libro è ispirata l’omonima canzone di Noemi che apre l’album Made in London del 2014.

Da dove la vita è perfetta (Rizzoli): C’è un quartiere vicino alla città ma lontano dal centro, con molte strade e nessuna via d’uscita. C’è una ragazzina di nome Adele, che non si aspettava nulla dalla vita, e invece la vita le regala una decisione irreparabile. C’è Manuel, che per un pezzetto di mondo placcato oro è disposto a tutto ma sembra nato per perdere. Ci sono Dora e Fabio, che si amano quasi da sempre ma quel “quasi” è una frattura divaricata dal desiderio di un figlio. E poi c’è Zeno, che dei desideri ha già imparato a fare a meno, e ha solo diciassette anni. Questa è la loro storia, d’amore e di abbandono, di genitori visti dai figli, che poi è l’unico modo di guardarli. Un intreccio di attese, scelte e rinunce che si sfiorano e illuminano il senso più profondo dell’essere madri, padri e figli. Eternamente in lotta, eternamente in cerca di un luogo sicuro dove basta stare fermi per essere altrove. Silvia Avallone ha parole come sentieri allungati oltre un orizzonte che davamo per scontato. Fa deflagrare la potenza di fuoco dell’età in cui tutto accade, la forza del destino che insegue chi vorrebbe solo essere diverso. Apre finestre, prende i dettagli della memoria e ne fa mosaici. Sedetevi con lei su una panchina e guardate lontano, per scoprire che un posto da dove la vita è perfetta, forse, esiste.

«Il loro volto era sempre strano quando la guardavano… Come si fa con le imperfezioni, con le cose scadenti»

Laura Pariani e la ricerca dell’amore impossibile

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Mercoledì 22 novembre, ore 10, Liceo Scientifico Antonelli, via Toscana 20, Novara.
Incontro con i giovani a partire da La foto di Orta (Interlinea) e dagli altri libri della scrittrice.

Laura Pariani, nata a Busto Arsizio nel 1951 e laureata in filosofia, ha trascorso l’infanzia nel Milanese in un ambiente contadino. Nel 1966 compie con la madre un viaggio in Argentina alla ricerca di un nonno partito 40 anni prima per motivi politici e mai più tornato. La breve esperienza di emigrazione argentina la segna profondamente. Ha lavorato nel campo della pittura, del fumetto, del teatro di figura, dedicandosi poi all’insegnamento. Ha collaborato con la sceneggiatura di Così ridevano di Gianni Amelio, Leone d’Oro al Festival di Venezia. Le opere più recenti sono i romanzi La valle delle donne lupo (2011), Le montagne di don Patagonia (2012), Il piatto dell’angelo (2013), oltre a Piero alla guerra. Vive sul lago d’Orta.

 

La foto di Orta (Interlinea): Uno dei romanzi più belli di Laura Pariani. Maggio 1882: Friedrich Nietzsche durante il suo Grand Tour dell’Italia giunge sul lago d’Orta in compagnia della «giovane e affascinante russa» Lou von Salomé, con la madre di lei e il comune amico Paul Rée, che della giovane intellettuale è innamorato tanto quanto il più anziano filosofo. Durante una gita sul Sacro Monte di Orta Nietzsche e Lou si appartano a lungo e di quell’episodio l’autore di Zarathustra conserverà fino alla morte una foglia, uno schizzo su carta e un biglietto con una promessa. Laura Pariani fa rivivere la storia di un amore impossibile e di un’amicizia tradita a partire dalla memoria di una foto.

«Ma tu la foto di Orta non la dimenticherai, la conserverai per sempre»

Kader Abdolah e la ricerca del coraggio

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Lunedì 20 novembre, ore 12, Istituto Tecnico Industriale Fauser, via Ricci 14, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Il corvo (Iperborea).

Kader Abdolah, pseudonimo di Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani, è nato ad Arak nel 1954. Scrittore iraniano naturalizzato olandese, è un rifugiato politico in Occidente e scrive le sue opere in olandese. Dopo aver pubblicato due raccolte di racconti, adottando come pseudonimo i nomi di due esponenti dell’opposizione, Kader e Abdolah, le autorità scoprono in lui un membro attivo dell’opposizione. Deve abbandonare il suo Paese nel 1985, insieme alla moglie, per trasferirsi in Turchia, fino a quando entra in contatto con una delegazione olandese delle Nazioni Unite. La sua opera è spesso incentrata sulla vita tra due culture, quella originaria dell’Iran e quella adottiva dei Paesi Bassi. Dell’autore si ricordano Scrittura cuneiforme e La casa della moschea, per i lettori olandesi il secondo miglior libro olandese di sempre.

 

Il corvo (Iperborea): In questo romanzo d’ispirazione autobiografica, il rifugiato iraniano Refid Foaq narra il lungo viaggio della sua vita: dalla falegnameria del padre, fervente musulmano, dove cresce il suo spirito curioso e ribelle, a Teheran, dove giovane universitario entra nella resistenza contro gli ayatollah e, dopo mille avventure, viene salvato in extremis dalla giovane che diventerà sua moglie, fino alla fuga, l’approdo in Olanda e la scommessa di una nuova identità che concili passato e presente, l’operaio alla catena di montaggio e l’aspirante scrittore deciso a realizzare con la nuova lingua – quella della libertà – l’antica vocazione letteraria. Una lingua, quella di Abdolah, che si arricchisce di colore e ispirazione, nell’incontro tra Oriente e Occidente, e in cui l’avventura di una vita diventa quella di un intero popolo di migranti sospeso tra due mondi, che trova nell’apertura e nello scambio la via per dare nuovi orizzonti alle proprie radici.

«Nei racconti della tradizione persiana c’è sempre un corvo che vola in cielo»

Saverio Tommasi e la ricerca della paternità

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Lunedì 20 novembre, ore 11, Istituto Professionale Bellini, via Liguria 5, Novara.
Incontro con i giovani a partire da Siate ribelli, praticate gentilezza (Sperling&Kupfer).

Lunedì 20 novembre, ore 18, Biblioteca Civica Negroni, corso Cavallotti 6, Novara.
Incontro con l’autore, a colloquio con Barbara Bozzola, in diretta streaming.

Saverio Tommasi, nato a Firenze nel 1979, è un attore, scrittore, blogger e documentarista freelance. Nel 2004 ha fondato una compagnia di teatro alla quale ha dato il suo nome. Nel suo ultimo romanzo racconta se stesso alle proprie figlie con grande spontaneità e affrontando i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l’uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e i pericoli della rete.

 

Siate ribelli, praticate gentilezza (Sperling&Kupfer): «Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c’è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l’hai misurato fino a quel momento. I figli sono l’occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto.

«Crescete pure ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi»

Enrico Palandri e la ricerca delle radici

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Lunedì 20 novembre, ore 11, Liceo Artistico, Musicale e Coreutico Felice Casorati, via Greppi 18, Novara.
Incontro con i giovani a partire da L’inventore di sé stesso (Bompiani).

Enrico Palandri, nato a Venezia nel 1956, è scrittore e traduttore italiano. Si è trasferito a Londra nel 1980 dove ha lavorato come istruttore linguistico per i cantanti d’opera e giornalista (collaborando con Rai, Bbc e numerosi giornali). Insegna all’UCL e dal 2003 anche Letterature comparate un semestre ogni anno all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Boccalone (1979) è il suo primo romanzo e in
seguito ha collaborato con Marco Bellocchio alla scrittura del film Diavolo in corpo (1986). Nei suoi romanzi affronta costantemente eventi storici e sociali che lo hanno toccato da vicino: il movimento studentesco del ’77, il terrorismo politico, il crollo del muro di Berlino.

 

 

L’inventore di sé stesso (Bompiani): Gregorio Licudis raggiunge in ospedale il figlio e la nuora che hanno appena avuto un bambino e chiede che venga chiamato con il suo nome, un nome che viene da molto lontano.
La devozione ossessiva che l’anziano professore tributa agli antenati – un casato scomparso, una lunga lista di principi, ministri, ammiragli della Serenissima – diventa il basso continuo di una vicenda che parla di famiglie, di nobiltà antica e denaro recente, di vigne e vini, di una Venezia e un Oriente leggendari.
E mentre il figlio ripercorre a ritroso le vie degli antichi commerci misurando i suoi viaggi su quelli dell’avo Gianrico – precettore di Pietro il Grande – nella vita del padre s’insinua Alexandra, appena arrivata dall’ex Unione Sovietica. Bellissima e remota, la donna riesce in breve a disegnarsi con ferina naturalezza un ruolo decisivo tra le icone, i samovar e i tappeti di casa. Un’altra scheggia dell’Est in una storia veneziana che ha il suo degno epilogo a Pietroburgo, nella semplice verità di un esercizio d’amore.

«Le piaceva che non ci fossero consuetudini, perché la vita era troppo ricca e stramba per costruirle»