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Alessandro Barbero e la ricerca della memoria

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17 novembre, ore 10,30, Castello di Novara, piazza Martiri della Libertà, Novara.
Lezione magistrale di Alessandro Barbero sul tema Raccontare e spiegare le guerre in occasione dell’uscita del libro Caporetto (Laterza).

Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è uno storico, scrittore e professore universitario all’Università del Piemonte Orientale, specializzato in storia militare e storia del Medioevo. Nel 1996 ha vinto il premio Strega con Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo (Mondadori). Collabora con la Rai per vari programmi tra cui SuperQuark, Il tempo e la storia, a.C.d.C. ed è membro del comitato di redazione della rivista “Storica” e collabora con alcuni quotidiani nazionali tra cui “La Stampa” e “Il Sole 24 Ore”.

 

Caporetto (Laterza): Alle due del mattino del 24 ottobre 1917, i cannoni austro-tedeschi cominciarono a colpire le linee italiane. All’alba le Sturmtruppen, protette dalla nebbia, andarono all’assalto. In poche ore, le difese vennero travolte e la sconfitta si trasformò in tragedia nazionale. Oggi sappiamo che quel giorno i nostri soldati hanno combattuto, eccome, finché hanno potuto. Ma perché l’esercito italiano si è rivelato così fragile, fino al punto di crollare?
Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Ma il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all’improvviso così fragile? L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione. La distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme: si preferiva affidare il comando dei reparti a ragazzi borghesi di diciannove anni, piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo. Era un esercito in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità, e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Un paese retto da una classe dirigente di parolai aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto così tutti i problemi. In questo libro Alessandro Barbero ci offre una nuova ricostruzione della battaglia e il racconto appassionante di un fatto storico che ancora ci interroga sul nostro essere una nazione.

«L’illusione che al di là del fiume ci fosse la salvezza»